(16 min. di lettura)
Abbiamo deciso di dare uno sguardo alla cassetta degli attrezzi degli specialisti che ogni giorno prendono decisioni SEO basandosi su dati, esperienza e vincoli reali di progetto. Dalle loro risposte emerge un quadro concreto degli strumenti che supportano il lavoro quotidiano, del ruolo delle piattaforme più diffuse e di come stia evolvendo l’approccio alla visibilità nei motori di ricerca e negli ambienti generativi.
Ecco il report della nostra indagine sugli strumenti SEO nel mercato italiano!
Chi sono gli intervistati?
L’indagine è stata condotta nell’aprile 2026 e raccoglie prevalentemente il punto di vista di professionisti con una lunga esperienza nel settore. Il dato più evidente riguarda proprio la seniority del campione: l’83,3% degli intervistati lavora nella SEO da oltre dieci anni, mentre il 12,5% ha tra sei e nove anni di esperienza e solo il 4,2% tra tre e cinque anni.
Questo rende i risultati particolarmente interessanti perché riflettono abitudini, preferenze e workflow maturati attraverso anni di lavoro su progetti, mercati e contesti differenti. Le risposte non raccontano quindi soltanto quali strumenti vengono utilizzati, ma anche quali continuano a dimostrare il proprio valore nel tempo e quali nuove soluzioni stanno entrando nello stack degli specialisti più esperti.
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Gli strumenti SEO più utilizzati
Nel lavoro quotidiano dominano Google Search Console e Screaming Frog. Entrambi gli strumenti sono utilizzati da quasi il 96% degli intervistati, a conferma del fatto che dati proprietari e analisi tecnica restano due pilastri del lavoro SEO.
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(sul grafico: Google Search Console, Screaming Frog, Google Analytics, Semrush, Ahrefs, SEOZoom, Majestic)
Il grafico evidenzia anche un secondo livello dello stack: Google Analytics, Semrush e Ahrefs mantengono una presenza molto forte, mentre SEOZoom si distingue come soluzione particolarmente rilevante nel contesto italiano. Majestic, pur con una diffusione inferiore, continua a occupare uno spazio importante nelle attività legate soprattutto all’analisi dei backlink e dell’autorevolezza.
Cosa rivelano questi dati sul mercato?
- La posizione al vertice di Google Search Console conferma l’importanza dei dati provenienti direttamente da Google.
- L’impiego altrettanto diffuso di Screaming Frog dimostra come la SEO tecnica rimanga uno standard imprescindibile nel lavoro degli specialisti italiani.
- La forte presenza di Google Analytics mostra quanto l’analisi delle performance e del comportamento degli utenti resti centrale accanto ai dati di ricerca.
- Semrush e Ahrefs garantiscono una panoramica più ampia del mercato, dei competitor e del profilo link.
- Un elemento distintivo a livello locale è rappresentato da SEOZoom, utilizzato da due terzi degli intervistati e particolarmente rilevante per il mercato italiano.
Nel complesso, i risultati mostrano uno stack piuttosto equilibrato: gli esperti combinano strumenti proprietari di Google, tool tecnici e piattaforme di market intelligence invece di affidarsi a una sola soluzione.
Il tool di prima scelta
Quando agli esperti è stato chiesto di indicare un unico strumento principale, Google Search Console si è confermato al primo posto: quasi la metà degli intervistati lo considera il proprio tool di prima scelta.

(sul grafico: Google Search Console, Screaming Frog, Semrush)
Il risultato rafforza quanto emerso anche nell’analisi degli strumenti più utilizzati. GSC non è soltanto presente nella quasi totalità degli stack SEO, ma rappresenta per molti professionisti il punto di partenza dell’analisi. Il suo vantaggio principale risiede nell’accesso diretto ai dati di Google: query reali, impressioni, clic, posizioni e informazioni sull’indicizzazione permettono di lavorare su segnali legati direttamente al sito, senza affidarsi esclusivamente a stime di terze parti.
Screaming Frog occupa il secondo posto e conferma il peso della componente tecnica nel lavoro quotidiano. Per gli specialisti che si concentrano su crawling, architettura, linking interno e diagnosi delle criticità, rappresenta spesso il principale ambiente di analisi. Semrush, invece, viene scelto per la sua capacità di offrire una lettura più trasversale del mercato, delle keyword e della concorrenza.
Nelle risposte individuali compaiono anche Sistrix, Claude Code e Refinea. Alcuni esperti, inoltre, non identificano il proprio strumento principale con una singola piattaforma commerciale, ma con sistemi di analisi interni o workflow capaci di integrare dati provenienti da più fonti.
La distribuzione delle preferenze mostra quindi che non esiste un unico modello di lavoro. GSC prevale grazie al valore dei dati di prima parte, ma le altre scelte riflettono specializzazioni e priorità differenti: analisi tecnica, market intelligence, automazione o costruzione di processi proprietari.
Per quali attività gli esperti utilizzano gli strumenti SEO?
L’applicazione più frequente riguarda gli audit tecnici, indicati da quasi otto esperti su dieci. Seguono il monitoraggio del posizionamento, la reportistica e la keyword research, a conferma di un utilizzo degli strumenti SEO che copre sia la diagnosi tecnica sia il controllo continuo delle performance.
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Il grafico mostra un workflow piuttosto articolato. Gli strumenti vengono utilizzati innanzitutto per individuare problemi tecnici e monitorare la visibilità, ma assumono un ruolo importante anche nella reportistica, nella ricerca di nuove opportunità di keyword e nell’ottimizzazione dei contenuti. Analisi dei competitor e dei profili link hanno una diffusione più contenuta, ma restano attività rilevanti soprattutto nei progetti che richiedono una lettura più ampia del mercato. Il SEO locale, invece, emerge come un’esigenza più specifica e legata alla tipologia di business.
Più che una sequenza rigida, dalle risposte emerge quindi un processo ciclico:
Audit e raccolta dei dati → analisi della visibilità e delle opportunità → ottimizzazione → monitoraggio → reportistica → nuove priorità di intervento
Gli strumenti SEO accompagnano l’intero ciclo di lavoro: non servono soltanto a individuare problemi, ma anche a definire le priorità, verificare l’impatto delle modifiche e orientare le decisioni successive.
Google Search Console: la fonte dei dati di Google
Google Search Console risulta essere lo strumento più utilizzato e, con un ampio margine, anche la soluzione indicata più spesso come prima scelta. Gli esperti lo utilizzano soprattutto per analizzare query, visibilità, indicizzazione, opportunità di crescita e per alimentare dashboard proprietarie con dati provenienti direttamente da Google.
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Il grafico mostra chiaramente perché GSC occupa una posizione così centrale nello stack SEO degli esperti italiani. A differenza di molte piattaforme di terze parti, non si limita a stimare il comportamento del motore di ricerca, ma restituisce dati legati direttamente alla presenza reale di un sito su Google: query, clic, impressioni, posizioni medie e stato di indicizzazione.
Pierluigi Tosto, Head of SEO di Seed Digital, sottolinea proprio il valore dei dati di prima parte e la capacità di Search Console di intercettare anche ricerche che non compaiono ancora nei database degli altri strumenti:
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Pierluigi Tosto, Head of SEO di Seed Digital
GSC è l'unico strumento di prima parte che fornisce dati (quasi) affidabili su quelle che sono le reali ricerche degli utenti. Un esempio concreto: ogni giorno su Google vengono digitate circa il 20% di query nuove, per le quali gli altri tool SEO non posso mostrare dati; solo GSC può farlo.
Una visione simile emerge anche dal commento di Alberto Dotta, SEO Team Manager di Moca, che pone l'accento sulla differenza tra dati reali del sito e stime provenienti da strumenti esterni:
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Alberto Dotta, SEO Team Manager di Moca
Il motivo è piuttosto semplice: è l'unico strumento che ti parla direttamente di quel sito specifico, con dati reali di Google. Tutti gli altri, da Ahrefs a SEMrush a SEOZoom, lavorano su stime e campionamenti. GSC ti dice cosa Google ha effettivamente visto, indicizzato, penalizzato, ignorato.
Ma il valore di Search Console non si limita alla verifica tecnica o al monitoraggio delle performance. Maria Paloschi, Head of Brand &
Commento

Maria Paloschi, Head of Brand &
Il motivo è piuttosto semplice: è l'unico strumento che ti parla direttamente di quel sito specifico, con dati reali di Google. Tutti gli altri, da Ahrefs a SEMrush a SEOZoom, lavorano su stime e campionamenti. GSC ti dice cosa Google ha effettivamente visto, indicizzato, penalizzato, ignorato.
In sintesi, Google Search Console non emerge soltanto come lo strumento più utilizzato, ma come il principale punto di riferimento per validare ciò che accade realmente su un sito. Gli esperti lo considerano indispensabile perché combina dati di prima parte, segnali di indicizzazione e informazioni sulle query reali, offrendo una base solida su cui costruire analisi, priorità e decisioni strategiche.
Screaming Frog: le fondamenta tecniche della SEO
Screaming Frog è impiegato da quasi la totalità degli intervistati. Viene utilizzato soprattutto per il crawling dei siti, l’analisi dell’architettura, il controllo dei reindirizzamenti e dei metadati, il linking interno e l’estrazione personalizzata dei dati.

Il grafico mostra però che il suo utilizzo va ben oltre la semplice scansione tecnica. Screaming Frog permette di combinare i dati del crawl con fonti esterne, analizzare la profondità delle pagine, valutare la struttura dei link interni e costruire una lettura molto più completa dello stato tecnico di un sito.
Uno degli aspetti emersi dalle risposte è che molti professionisti sfruttano solo una parte delle potenzialità del programma. Particolarmente sottovalutate sono le integrazioni API, che consentono di arricchire il crawl con dati relativi al traffico, alla visibilità e alle performance.
Francesca Vena, SEO Specialist di NetStrategy Srl, sottolinea proprio questa capacità di trasformare un semplice crawl in un’analisi tecnica molto più profonda:
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Francesca Vena, SEO Specialist di NetStrategy Srl
Screaming Frog vince su tutti. È molto più di un semplice crawler; lo considero il vero centro di comando per chi vuole fare un'analisi tecnica che vada davvero a fondo.
La cosa incredibile è come ti permette di scendere nei minimi dettagli, quasi come se stessi guardando il sito con gli occhi di un bot di Google, ma con una marcia in più grazie alle integrazioni. Poter collegare le API di Google Search Console o di PageSpeed Insights direttamente durante la scansione cambia completamente le regole del gioco, perché incroci i dati reali di traffico e performance con la struttura tecnica senza dover impazzire tra mille fogli Excel.
E poi, quella funzione che permette di vedere l'architettura del sito come se fosse un organigramma è una salvezza. Ti dà subito l'idea visiva di come sono collegate le pagine e se ci sono rami della struttura che stanno "affogando" troppo in profondità, cosa fondamentale per gestire bene la distribuzione dell'autorità interna. In pratica, trasforma un ammasso di dati tecnici in una mappa strategica chiarissima per capire dove intervenire e come far scalare il progetto.
Questa profondità tecnica non significa però che Screaming Frog sia uno strumento legato solo alla SEO “classica”. Stefano Vanetti, Head of SEO di Clickable Srl, evidenzia come continui a evolversi insieme al workflow SEO, integrando log analysis, automazioni e nuove API:
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Stefano Vanetti, Head of SEO di Clickable Srl
Screaming Frog rimane per me uno strumento imprescindibile perché la SEO tecnica è ancora ciò che fa davvero la differenza, soprattutto nell’attuale contesto dominato dall’AI. Mi permette di analizzare in profondità qualsiasi sito, anche molto grande, e affiancato al suo tool gemello Screaming Frog Log Analyser, consente di avere una visione completa del comportamento dei crawler e delle criticità reali. In più ha un costo estremamente accessibile rispetto al valore che offre ed è in continuo aggiornamento, con nuove feature e integrazioni (come quelle recenti con le API degli LLM) che lo rendono sempre più centrale nel workflow SEO.
In sintesi, Screaming Frog emerge non soltanto come uno strumento di crawling, ma come una vera piattaforma di diagnosi tecnica. Il suo valore risiede nella capacità di combinare struttura, dati, performance e comportamento dei crawler in un unico flusso di analisi, mantenendo allo stesso tempo una forte flessibilità e una continua evoluzione verso automazione e integrazioni con l’AI.
Semrush, Ahrefs e SEOZoom: analisi di mercato
Semrush e Ahrefs fanno parte del kit di strumenti di base degli esperti italiani. Supportano la keyword research, l’analisi dei competitor, l’analisi dei backlink e l’individuazione dei content gap. SEOZoom, dal canto suo, si distingue come soluzione fortemente legata al mercato italiano.

Il grafico mostra come questi strumenti ricoprano ruoli diversi ma complementari. Semrush e Ahrefs vengono utilizzati soprattutto per ottenere una visione ampia del mercato, confrontare competitor, individuare opportunità di keyword e analizzare i backlink. SEOZoom aggiunge invece un livello di lettura più locale, particolarmente utile per interpretare le SERP italiane, le keyword e la visibilità sul mercato nazionale. Majestic mantiene un ruolo più specialistico, legato soprattutto alla valutazione del profilo link e dell’autorevolezza tematica.
Le risposte degli esperti mostrano però anche che questi strumenti raramente vengono utilizzati in modo isolato. Più spesso rappresentano una componente di uno stack più ampio, in cui l’analisi di mercato si affianca alla solidità tecnica e ai dati proprietari.
Sara Ferrarini, SEO Specialist Senior di Extera Digital Agency, descrive bene questa logica di complementarità:
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Sara Ferrarini, SEO Specialist Senior di Extera Digital Agency
Difficile selezionare un solo strumento quando si parla di SEO. Un progetto senza basi tecniche solide — esattamente come una casa senza fondamenta — difficilmente reggerà la costruzione di piani aggiuntivi.
Per questo ritengo che Screaming Frog sia il punto di partenza indispensabile per qualsiasi progetto SEO. Un audit tecnico approfondito permette di migliorare la struttura del sito, ottimizzare la comunicazione con i crawler e, sempre più, con i bot AI. Solo partendo da un codice coerente e un'architettura lineare è possibile costruire una strategia davvero efficace.
Detto questo, sarebbe difficile non menzionare strumenti di analisi keyword e monitoraggio del ranking: SEMrush, Google Keyword Planner e Google Search Console restano alleati imprescindibili per far evolvere qualsiasi progetto nel tempo.
In sintesi, Semrush e Ahrefs si confermano strumenti trasversali per leggere il mercato e monitorare la concorrenza, mentre SEOZoom evidenzia l’importanza della qualità dei dati su scala locale. Le risposte suggeriscono quindi un approccio basato sulla complementarità: strumenti internazionali per una visione ampia, soluzioni locali per una lettura più precisa del mercato italiano e tool specialistici per approfondire aspetti specifici come il profilo link.
Strumenti propri e automazione
Gli specialisti italiani spesso vanno oltre le piattaforme pronte all’uso. Integrano dati provenienti da API, script e fogli di calcolo, creando soluzioni su misura per i propri workflow. Questo approccio consente di ridurre il lavoro manuale, collegare fonti differenti e costruire analisi più vicine alle esigenze specifiche di ogni progetto.

(sul grafico: DataForSEO, SERP API, Puppeteer, Google Apps Script, Google Sheets, Excel, Script proprietari)
Il grafico mostra come questa tendenza si traduca in strumenti e tecnologie molto diverse: API per l’estrazione dei dati dalle SERP, automazioni del browser, Google Apps Script, fogli di calcolo e script proprietari. Il punto in comune non è tanto la tecnologia utilizzata, quanto la volontà di superare i limiti delle singole piattaforme e costruire flussi di lavoro in cui i dati possano essere raccolti, combinati e analizzati secondo logiche personalizzate.
Accanto alle soluzioni costruite internamente, stanno emergendo anche piattaforme specializzate che cercano di rispondere a nuove esigenze legate alla visibilità nei motori generativi. Alessandro Zaina, Head of SEO di Caffeina, cita in questo contesto Refinea, uno strumento dedicato all’analisi e al monitoraggio della presenza sui principali modelli LLM:
Commento

Alessandro Zaina, Head of SEO di Caffeina
Se si vuole analizzare il proprio sito sui modelli LLM più utilizzati (ChatGPT, Gemini, Claude, Perplexity, ecc) oltre a comprendere le fanout queries, le buyer personas che visitano il tuo sito, bisogna utilizzare Refinea. Questo è unl strumento nuovo sul mercato ma davvero innovativo e rivoluzionario, si collega a GSC, BWT, GA4 e Data studio, permette di creare contenuti per le AI, monitorare le fonti per un prompt e tanto altro.
Più in generale, però, dalle risposte emerge che il vero vantaggio non risiede necessariamente nella scelta di un singolo software, ma nella capacità di combinare strumenti diversi all’interno di un processo coerente. Filippo Sogus, CEO di Be-We srl, mette proprio l’accento sulla personalizzazione del workflow:
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Filippo Sogus, CEO di Be-We srl
Nel panorama attuale, dominato dall'AI e dal vibe coding, credo che il vantaggio competitivo risieda nella personalizzazione. Utilizziamo i software commerciali per quello che sanno fare meglio, integrandoli nei nostri processi: Screaming Frog è insuperabile per i crawling tecnici e le migrazioni; Semrush offre una profondità storica dei dati essenziale per l'analisi strategica; SEOZoom ha funzioni come la 'Time Machine' che restano un punto di riferimento per il mercato italiano e anche nuove interessanti funzioni; e così via...
Il mio consiglio però è di non limitarsi a un solo tool, ma di costruire un flusso di lavoro che permetta ai dati di dialogare tra loro secondo il proprio metodo di ottimizzazione. La scelta è anche molto personale: queste sono le mie preferenze, ma se parli con i vari reparti del team SEO ognuno ha le sue.
In sintesi, il livello di maturità di uno stack SEO non dipende dal numero di strumenti utilizzati, ma da quanto bene riescono a comunicare tra loro. API, automazioni, script proprietari e piattaforme specializzate permettono agli esperti di costruire workflow più efficienti e adattati ai propri progetti, trasformando strumenti generalisti in un ecosistema di lavoro realmente personalizzato.
IA e GEO: orientamento di sviluppo
Dalle risposte emerge anche un impiego sempre più articolato dei modelli linguistici (LLM), utilizzati non solo per la generazione di contenuti, ma anche per la scrittura di codice, l’analisi dei dati e lo sviluppo di tool proprietari. Un esempio è Claude Code, impiegato per creare script e automatizzare processi SEO.
Parallelamente, gli esperti monitorano con crescente attenzione la presenza dei brand all’interno delle risposte generate da ChatGPT, Perplexity e Gemini. Il raggio d’azione della SEO si sta quindi progressivamente estendendo oltre i motori di ricerca tradizionali, includendo anche la visibilità del marchio negli ambienti generativi.

Il grafico evidenzia due direttrici principali di evoluzione. Da una parte, gli LLM vengono integrati nei workflow operativi per velocizzare attività tecniche, automatizzare processi e supportare lo sviluppo di soluzioni proprietarie. Dall’altra, cresce l’attenzione verso GEO e verso strumenti come Otterly e Refinea, utilizzati per monitorare menzioni, citazioni e presenza dei brand nelle risposte generate dall’AI.
Quello che emerge è quindi un ampliamento progressivo del perimetro SEO. Le competenze tradizionali restano centrali, ma vengono affiancate da nuove attività legate all’automazione, all’analisi dei sistemi generativi e alla misurazione della visibilità nei modelli linguistici. Più che sostituire il SEO classico, l’AI sta aggiungendo un nuovo livello di lavoro e di misurazione.
La SERP e l’analisi umana
Alcuni intervistati hanno indicato la pagina dei risultati di ricerca (SERP) in sé come uno degli "strumenti" più sottovalutati.
L'analisi diretta della SERP aiuta a comprendere l'intento dell'utente, i formati di contenuto prevalenti e le tipologie di pagine preferite da Google. Gli esperti hanno inoltre sottolineato l'importanza dell'esperienza e della capacità di correlare le informazioni.
Gli strumenti forniscono i dati, ma la loro interpretazione spetta ancora all'elemento umano.
Un set pratico di strumenti SEO
Sulla base delle risposte degli esperti, il grafico riassume uno stack di riferimento per il mercato italiano. Più che suggerire un’unica piattaforma capace di fare tutto, i risultati mostrano un approccio modulare: ogni esigenza viene affidata allo strumento più adatto, combinando fonti proprietarie, tool tecnici, piattaforme di analisi e soluzioni di automazione.

La struttura dello stack evidenzia alcuni punti fermi. Google Search Console e Google Analytics restano la base per i dati di prima parte, mentre Screaming Frog mantiene un ruolo centrale negli audit tecnici. Per keyword research, analisi dei competitor, monitoraggio delle posizioni e backlink entrano invece in gioco strumenti come SEOZoom, Semrush, Ahrefs, Sistrix e Majestic, scelti in base alla profondità dell’analisi e al mercato di riferimento.
Accanto ai tool SEO più tradizionali emerge però una seconda componente, sempre più importante: quella legata alla personalizzazione del workflow. Google Sheets, Excel, dashboard proprietarie, Google Apps Script, Puppeteer e le API permettono di integrare fonti diverse, automatizzare attività ripetitive e costruire processi su misura.
A questo si aggiunge infine una nuova area di lavoro legata alla visibilità nei sistemi generativi. Strumenti come Otterly e Refinea vengono utilizzati per monitorare la presenza del brand nelle risposte dell’AI, mentre soluzioni come Claude Code supportano la programmazione e l’automazione di attività SEO.
Il quadro che emerge è quindi quello di uno stack composito, in cui nessun singolo strumento domina ogni fase del lavoro. Il valore nasce piuttosto dalla capacità di combinare dati, piattaforme e automazioni in funzione delle esigenze specifiche del progetto.
Considerazioni finali
Il mercato italiano della SEO si presenta come altamente tecnico e fortemente basato sui dati. Quasi tutti gli intervistati utilizzano sia Google Search Console che Screaming Frog, il che li rende gli elementi più importanti del kit di strumenti quotidiano.
Semrush e Ahrefs supportano l'analisi di mercato, mentre SEOZoom fornisce dati strutturati sulle dinamiche locali. Un ruolo di rilievo è ricoperto anche da dashboard personalizzate, integrazioni API e processi di automazione.
Parallelamente, si assiste all'evoluzione della GEO e del monitoraggio della visibilità dei brand nelle risposte dell'IA. Gli esperti italiani coniugano così strumenti consolidati, dati locali, soluzioni proprietarie e competenze analitiche. È la modalità d'uso dell'intero ecosistema di strumenti – e non la scelta di una singola piattaforma – a determinare la qualità del lavoro SEO.
Ringraziamenti
Questa analisi si basa sulle risposte dei professionisti SEO che hanno condiviso con noi i propri strumenti di riferimento, i workflow utilizzati nel lavoro quotidiano e il loro punto di vista sull’evoluzione del mercato italiano. Anche quando i loro commenti non sono stati citati direttamente nell’articolo, tutte le risposte sono state prese in considerazione nella costruzione dei risultati e hanno contribuito ad arricchire l’interpretazione dello studio.
Desideriamo quindi ringraziare tutti gli esperti che hanno partecipato all’indagine, dedicando il proprio tempo a condividere esperienze, preferenze e prospettive professionali.
Un ringraziamento particolare va a:
- Ale Agostini, CEO, AvantGrade.com
- Giacomo Callegari, SEO Director, SAY S.p.A.
- Jacopo Cecchini, Head of SEO /
Head of AI, Ploomia - Andrea Colombo, SEO Specialist Senior, T2ó
- Stuart Delta, SEO Senior, For Top Srl
- Alberto Dotta, SEO Team Manager, Moca
- Nicola Ferrari, Marketing Manager, Square Marketing
- Sara Ferrarini, SEO Specialist Senior, Extera Digital Agency
- Riccardo Fiabane, Head of SEO, Pro Web Digital Consulting
- Silvia Lando, Head of SEO, TWOW Srl
- Giovanni Le Coche, CEO &
Head of Digital Marketing, Arkys - Flavio Mazzanti, Founder &
Business Development, Digital Clef - Mattia Mella, Head of SEO, NetStrategy Srl
- Benedetto Motisi, SEO Specialist /
Giornalista, FpS Agency - Demetrio Orecchio, Head of Technical SEO, Nucleus Agency
- Maria Paloschi, Head of Brand &
Organic Growth, Fattoretto Agency - Simone Rinzivillo, CEO, Archetipo Agency
- Mattia Salatin, SEO Specialist, Freelancer /
FiloBlu - Filippo Sogus, CEO, Be-We srl
- Giorgio Taverniti, Co-founder, Search On Media Group
- Pierluigi Tosto, Head of SEO, Seed Digital
- Stefano Vanetti, Head of SEO, Clickable Srl
- Francesca Vena, SEO Specialist, NetStrategy Srl
- Alessandro Zaina, Head of SEO, Caffeina