Cos’è il content marketing?

Content Marketing la guida completa
Il content marketing è una moderna strategia di marketing che si basa sul fornire informazioni e contenuti di qualità su un determinato argomento o settore allo scopo di attirare i potenziali clienti verso un brand che, tramite questi contenuti, crea una relazione col cliente, si delinea come esperto del settore ed aumenta la sua brand awareness.
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Cos’è il content marketing?

Content Marketing: definizione e significato

Il content marketing è una moderna strategia di marketing che si basa sul fornire informazioni e contenuti di qualità su un determinato argomento o settore allo scopo di attirare i potenziali clienti verso un brand che, tramite questi contenuti, crea una relazione col cliente, si delinea come esperto del settore ed aumenta la sua brand awareness.

Vengono quindi creati contenuti pertinenti e di valore, che vengono rivolti ad un target chiaro, e stimolano delle azioni redditizie e funzionali agli obiettivi del brand. Quindi, influenzano il comportamento del destinatario/utente dei contenuti e contribuiscono ad aumentare il valore del marchio.

Il content marketing e i suoi pionieri

Content is king: così nasce il content marketing

Addirittura al 1996 risale la nota frase di Bill Gates, “Content is the king”, che già allora, in modo pionieristico, chiariva l’importanza della creazione di un contenuto web di qualità nella valorizzazione di un marchio.

La guida Michelin: uno dei primi esempi di content marketing

Un esempio storico, e noto caso studio è quello della guida Michelin, nata inizialmente per fornire opzioni di ristoro a chi, durante il suo viaggio, avesse bucato una gomma, iniziativa che ha inizialmente dato prestigio e fama al noto brand del settore dei pneumatici, ma che ha poi assunto un proprio valore.

Il content marketing di oggi sfrutta lo stesso meccanismo, generando, però, contenuti maggiormente mirati all’obiettivo aziendale.

Qual è lo scopo del content marketing?

Il content marketing ha come scopo principale la generazione di engagement, ma in realtà fare attività di content marketing una serie di altri obiettivi.

I 9 obiettivi del content marketing

  1. Lead Generation: trasformare degli utenti potenzialmente interessanti (prospect) a lasciare un contatto (e trasformarsi quindi in lead), tramite la condivisione di materiale informativo (un ebook, un video-tutorial, ad esempio). Fare content marketing ha come obiettivo quello di generale lead validi, non per forza tanti ma mirati.
  2. Customer Loyalty: tramite la fornitura costante di materiale informativo di utilità per l’utente, si genera una fedeltà all'azienda e un allontanamento dell’utente da eventuali competitor.
  3. Retention Rate: La cura di chi cliente lo è già stato, affinché lo rimanga.
  4. Brand Reputation: la condivisione di materiale informativo, atto a risolvere i problemi e raggiungere gli obiettivi dell’utente, fa crescere l’autorevolezza del marchio. L'idea è di delinearsi come esperti del proprio settore.
  5. Posizionamento SEO: parlare dell’ambito professionale inerente al brand, esso si posiziona sui motori di ricerca relativamente alle parole chiave strategiche relative al business della propria azienda o settore d'esperienza. Quindi, l'obiettivo di una strategia di content marketing è quello di rispondere alle “domande latenti” che gli utenti pongono ai motori di ricerca e a cui la nostra azienda dà una risposta.
  6. Interesse: Attrarre interesse verso il proprio marchio e quindi verso la propria impresa o prodotto
  7. Traffico e visitatori: attirare traffico organico di utenti "in target" sul sito dell'azienda
  8. Pubblico e passaparola: Ottenere condivisioni ed interazioni da parte degli utenti
  9. Valori: Ribadire i valori dell'azienda

Scopi del Content Marketing: B2B e B2C

Prima di parlare degli scopi del content marketing, dovremmo spiegare la differenza, spesso non scontata, tra aziende B2B (che si rivolgono ad altre aziende) oppure B2C (che si rivolgono al cliente finale).

Le aziende B2B e il content marketing

Le aziende B2B devono fare i conti col fatto che i propri clienti hanno una customer journey (un percorso d’acquisto del cliente) ponderata, che ha bisogno di essere stimolata con numeri e statistiche, white paper, case study, webinar rivolti agli addetti ai lavori, infografiche ed altri visual content di carattere tecnico. E' necessario, inoltre, mantenere un "tone of voice" formale.

Le aziende B2B hanno i seguenti obiettivi:

  • Lead generation mirata: pochi contatti ma iper targettizzati,
  • Diventare leader nel settore.

Le aziende B2C e il content marketing

Le aziende B2C hanno potenziali clienti con una customer journey lineare e mossa dalle emozioni. Devono quindi usare un "tone fo voice" emozionale.

Le aziende B2C hanno invece altri obiettivi:

  • Brand awareness: comunicare al mondo l'esistenza della propria azienda e/o prodotto,
  • da parte di utenti in targetcondivisioni e commenti Cercare,
  • Stimolare call to action come mettere un “follow” o iscriversi ad una newsletter.

Il contesto del content marketing: dove dovrebbe andare il contenuto?

Con l’avvento dei social media, alla fine dei cosiddetti “Anni Zero” e all’inizio degli anni ‘10 di questo secolo, l’avvento dei social network, e in particolare di Facebook aveva scatenato un mormorio nel mondo del Digital Marketing a proposito della presunta “morte” dei siti e dei blog.

Il tempo ha però dato torto a queste prese di posizione, e siti e blog continuano a prendersi un meritato spazio all’interno delle strategie di content marketing.

Il content marketing su wordpress: differenza tra articoli e pagine

Prima di chiarire qual è il “luogo” del content marketing, dovremmo fare una premessa sulla struttura dei siti moderni, i quali, non solo nel caso siano costruiti usando Wordpress come CMS, sono costituiti sia da pagine che da articoli, due spazi con funzioni completamente diverse:

Le pagine sono pensate a raccontare la nostra azienda e il suo valore: chi siamo, dove siamo, da quando siamo nati, come lavoriamo, ma anche i nostri servizi, i costi e come richiedere informazioni. Le pagine, nonostante abbiano anche loro una data di creazione, non sono ordinate cronologicamente e l’aspetto temporale diventa secondario, perché non raccontano l’attimo, ma qualcosa di evergreen.

Gli articoli, invece, sono ordinati cronologicamente e contenuti in una sezione del sito che potrebbe essere definita blog, news o “articoli”. Questo è il principale luogo del content marketing, perché il protagonista diventa l’argomento del nostro settore e non più noi e la nostra azienda. Da protagonisti, diventiamo quindi una “voce autorevole” di settore, pronta a rispondere alle domande più frequenti del potenziale cliente e a fornire approfondimenti.

Il content marketing, quindi, non parte dalla “presentazione di un prodotto” ma dalla “risoluzione di un problema” o dalla “risposta ad una richiesta”. Il protagonista, oltre al contenuto stesso e al suo argomento, diventa quindi il nostro lettore, e noi non facciamo altro che proporre alternative e soluzioni ai suoi quesiti, ed è per questo che, in una strategia di content marketing, gli articoli assumono una maggiore importanza rispetto alle pagine.

Differenza tra DEM e Newsletter

Un altro importante strumento, in un piano di content marketing, è la newsletter, da non confondere con la DEM (Direct Email Marketing), poiché mentre la DEM ha scopo totalmente commerciale, e illustra uno o più prodotti, la newsletter ha anche carattere informativo, e stimola chi la riceve con contenuti per lui utili ed interessanti allo scopo di accrescere l’autorevolezza sul tema dell'azienda proponente e solo marginalmente inserire informazioni sui prodotti.

Altri strumenti per creare una strategia di Content Marketing

Oltre all'articolo e alla pagina, gli altri strumenti del content marketing sono:

  • landing page,
  • podcast,
  • eventi in presenza e in remoto,
  • infografiche,
  • webinar in sincrono ed asincrono,
  • videotutorial e tutorial,
  • ebook,
  • presentazioni in powerpoint e Slide,
  • applicazioni e altri giochi,
  • sconti e Coupon,

L'uso di questi strumenti, in una content strategy, è legata ad una scelta ponderata dello strumento più efficace da usare, volta per volta, per ogni specifico argomento.

L’attenzione dell’utente va verso contenuti visuali (ad esempio, un tweet con un’immagine è cliccato il 150% in più delle volte di una senza immagine), e video (con maggiore successo se si tratta di un video breve di un minuto) e ciò non può essere ignorato nella scelta del formato.

Tuttavia, anche nel caso delle immagini va usata la tecnica dello storytelling, così come nei testi, e le infografiche in particolare andrebbero corredate di logo e nome dell'azienda per potenziare la brand reputation nel momento in cui si verificasse una diffusione virale del materiale.

Non vanno dimenticati i webinar, uno strumento di content marketing avanzato poiché contribuiscono a creare relazioni dirette col cliente.

Per quanto riguarda i testi, infine, si deve fare la differenza tra long content (2300 parole, amati dagli algoritmi di google e quindi con alto potenziale di posizionamento) e micro content (più adatti a mobile e social networks).

Il contenuto cerca le persone

E’ il contenuto che deve cercare le persone, e non il contrario. Per questo, il sito deve esserci, ma non è l’unico strumento.

La persona va seguita nei percorsi che fa nel web, autonomamente, in cerca di informazioni: sui social media, mentre guarda un video, mentre cerca sui motori di ricerca.

E’ importante produrre materiale in modo regolare, in modo da venire incontro a chi si aspetta un determinato contenuto con cadenza settimanale o mensile, produrre materiale in diversi formati (testuale, video, audio), per venire incontro alle esigenze di diversi tipi di utenti, attirare l’attenzione con “case history” (esempi illustri) e usare piattaforme molto popolate da persone "in target", come Linkedin, che possano individuare un target interessato ad investimenti.

Come fare Copy persuasivo: il context marketing

Per fare un copy persuasivo, funzionale alla strategia del nostro web marketing, che non porti con se gli errori dell’Advertising tradizionale, vanno evitati i toni sensazionalistici, gli slogan, e la comunicazione aggressiva, che rasenta il “clickbaiting”.

I toni accoglienti e persuasivi sono apprezzati anche da google, se espressi in un’ottica seo-oriented.

E’ necessario quindi passare dal content marketing al context marketing, ovvero al marketing di contesto, che descrive l’argomento facendo riferimento alle anglosassoni “5 W” (Where, What, How, Who, Why), care anche al giornalismo.

L'UX e L'UI in una strategia di content marketing

Un aspetto che non va trascurato per un buon copy è l’UX (User Experience), ma anche l’UX (User Interface). Lo studio dei percorsi che l’utente compie nel suo percorso d’acquisto (Customer Journey) è fondamentale, perché un’alta qualità dell’esperienza di navigazione porta ad un processo più veloce e lineare.

Piano di content marketing

Va attenzionato, ovviamente, anche il piano editoriale e la costruzione di ogni singolo contenuto, che richiede una ponderazione degli argomenti non casuale e al servizio dell’utente e dei suoi bisogni, senza trascurare il principio di autenticità.

Differenza tra target e personas

In tal senso, non va mai dimenticata la differenza tra Target e Personas, messa in evidenza da molte divertenti infografiche che sottolineavano, ad esempio, come il Principe Carlo d’Inghilterra e il cantante metal Ozzy Osbourne siano di fatto coetanei e provenienti dagli stessi luoghi, amanti entrambi dei cani e delle vacanze sulle alpi, entrambi sposati due volte e con due figli, ma che, pur appartenendo allo stesso “target”, sono due “buyer personas” completamente diverse.

Il metodo di lavoro di un buon content curator

Essere un buon content curator richiede anche nozioni di scrittura creativa.

Dopo la progettazione del primo contenuto, è consigliabile distogliere gli occhi dal lavoro e, dopo una pausa, tornare per diventare “editor di se stessi”, pulendo il superfluo.

Advertising vs. content marketing

L'outbound marketing e la sua aggressività

I professionisti della comunicazione descrivono la nostra epoca come “l’era dell’attenzione”.

Siamo in un’epoca in cui il lettore è continuamente distratto, interrotto, da messaggi pubblicitari invasivi e poco pertinenti alla sua attività di ricerca o di lettura. Il lettore di oggi è quindi “blasè” (disincantato, indifferente, scettico), rispetto ai continui stimoli ricevuti dall’esterno.

Inoltre, esistono ormai una serie di barriere “meccaniche”, o sarebbe meglio dire “informatiche”, che proteggono il lettore dalla pubblicità (ADV Block, Antispam).

Differenza tra outbound marketing e inbound marketing

E’ importante spiegare che la pubblicità tradizionale, ovvero l’outbound marketing, può essere chiamata “push” (interrompe e cerca di catturare l’attenzione di un utente che sta cercando altro), mentre il content marketing, oltre ad essere considerata una tecnica di inbound marketing,  può essere considerato “pull” (lascia il potenziare cliente libero di fruire o meno dell’offerta di contenuto dell’azienda) e  viene incontro ad esigenze reali.

Il content marketing e lo storytelling

Se l’utente non sarà più interrotto ma attratto, allora si potrà calamitare la sua attenzione.

Per portare il “prospect” (potenziale cliente) verso l’azienda, va fatto un lavoro di attenzione ai bisogni dei potenziali buyer, attenzione ai suoi bisogni e alle sue emozioni, anche tramite la tecnica dello storytelling, per fare in modo che i clienti si identifichino con le storie che vengono raccontate e cresca la loro fiducia.

I vantaggi indiscutibili del content marketing

Fare content marketing ha numerosi vantaggi è un investimento a lungo termine, e i frutti arrivano col tempo accresce l’autorevolezza aziendale non si pone come modo aggressivo: il cliente arriva da noi per sua iniziativa, non siamo noi che lo “tiriamo per le orecchie”, risultando spesso fastidiosi e inopportuni.

Fare content marketing conviene, ma non è gratis

Oltre ad essere maggiormente efficace, il content marketing, una volta apprese le sue tecniche, è anche meno oneroso della pubblicità “old style”.

Chi ha cervello produce contenuti, chi ha soldi produce pubblicità. Questa è una sintesi grossolana, ma può essere indicativa.

C’è del vero in chi propone un approccio così dicotomico tra una soluzione e l’altra? In parte. Soprattutto le start up e le imprese giovani e che vogliono farsi spazio sul mercato possono puntare maggiormente sul content marketing, piuttosto che sulla pubblicità tradizionale.

ADV vs Content marketing: è un errore portarla sul piano dei costi

L’errore di un approccio troppo manicheista è pensare che il confronto sia sul piano dei costi, e che la pubblicità tradizionale sia una cattiva idea per via dei “costi”.

Un buon content marketing ha anch’esso dei costi: formare la risorsa che se ne occuperà o i costi di un professionista o di un’agenzia, ma più che di costi dovremmo parlare di investimento, perché una volta appreso il metodo, l’utilizzo di questa strategia, che richiede una costanza nel tempo, dà garanzie di risultato potenzialmente eterne.

Il problema dell'ADV: aggressività

La pubblicità tramite il web (social media ADS o google ADS) ha sicuramente i suoi benefici, soprattutto usa il linguaggio persuasivo, ma il suo successo è legato all’utilizzo ripetuto nel tempo, e si tratta comunque di tecniche “outbound”, che “spingono” il potenziale cliente verso di noi, con il rischio di apparire aggressivi e senza garanzia che l’utente rimanga.

ADV e Content Marketing: perché non usarle in tandem?

Un’idea può essere usare poche campagne, altamente targettizzate, che lavorino in “tandem” con un buon lavoro di content marketing, in modo che l’utente arrivato tramite la campagna ADS sia poi coinvolto dai nostri contenuti e continui a seguirci.

Quali sono i benefici del content marketing?

I benefici sono di immagine, di risparmio, di investimento. La crescita dell’interesse attorno al proprio marchio tramite strumenti online porta ad una crescita della propria autorevolezza offline.

Il digital branding, quindi, porta inevitabilmente alla crescita del proprio personal branding.

Perché investire nel content marketing?

Il Content Marketing è uno strumento che permette al cliente di conoscere l’impresa a cui sta pensando di affidarsi o a cui si è affidata.

Un noto motto dice che “i mercati sono conversazioni”: l’azienda, avvalendosi del content marketing, passa dal “monologo” (tramite quei siti vetrina che si usavano intorno all’anno 2000 e inefficaci), tramite il quale si presenza, in modo cattedratico, al cliente, al “dialogo”, in cui il consumatore diventa “consumattore” (da “consumer” a “prosumer”) e diventa cassa di risonanza del cliente.

E’ chiaro che ciò va fatto nel modo giusto, guidando l’utente nelle fasi di selezione, acquisto, prova, esperienza.

Il Content Marketing è una professione: le figure professionali del CM

Content marketing manager: i suoi compiti

L’azienda potrebbe anche decidere di affidare il content marketing ad una figura dedicata. Ad esempio, non è raro che aziende, anche non di grandi dimensioni, si affidino ad un contest strategist, o ad un content marketing manager, che si dedichi non solo al coordinamento e al monitoraggio della produzione dei contenuti da parte di un team di risorse (content curator) da lui monitorate, ma anche all’ “ascolto delle conversazioni” del settore.

Infatti, redigere un piano editoriale richiede un attento studio degli orari e delle abitudini degli utenti e delle “buyer personas”, e questo richiede un attento studio delle statistiche, delle metriche di consumo, che potrebbero dare indicazioni davvero diverse a seconda del contesto e del settore. In base a questi dati, viene progettata una comunicazione che si avvicina alle esigenze del cliente.

Un’altra opzione è affidarsi ad un’agenzia SEO, che si occupi di analizzare le statistiche e fare dei bilanci sui risultati ottenuti tramite SEO (search engine optimization) e SEM (Search Engine Marketing).

I parametri importanti per un buon piano di content marketing

E’ necessario un continuo monitoraggio del ROI (Return Of Investment), ma anche della KPI (Key Performance Indicator, ovvero i “numeri” che suggeriscono l’andamento del lavoro). Infine, è Google a darci uno stimolo interessante col suo Osserva/Pensa/Agisci/Interessati (See, Think, Do, Care).

Un buon Content Manager, quindi, deve studiare la concorrenza, e curare il Link Earning, ovvero la diffusione di contenuto altrui contenente il nome del suo marchio, allo scopo di accrescere l’autorevolezza.

L’analisi, quindi, si prende il suo spazio, quasi quanto la creazione stessa dei contenuti.

Piano di content marketing: come fare un'efficiente content strategy

Buyer’s Journey, Customer Journey: il percorso del consumatore

Il potenziale consumatore compie un suo viaggio prima di giungere alla decisione di acquistare. Seguiamone le fasi per capire come dobbiamo accompagnarlo nel percorso, o farlo accompagnare dal professionista che sceglieremo:

  • Pre consapevolezza: il cliente va incuriosito e coinvolto, tramite l’uso di strumenti come il quiz o il sondaggio
  • Consapevolezza: il cliente mostra interesse ma sta ancora valutando parametri come il rapporto qualità/prezzo o il fornitore che gli ispira più fiducia: dobbiamo coinvolgerlo con contenuti in formati “emozionali”, come gli audio, i video e i podcast
  • Considerazione: il cliente è già in una fase di ricerca attiva e ha bisogno di materiale informativo con approfondimenti, come dei tutorial, un ebook,
  • Valutazione: in questa fase si costruiscono i primi rapporti diretti, tramite chat bot e webinar, sia in sincrono che in asincrono, in modo che venga predisposto il contatto col team commerciale. In questa fase, il cliente va stimolato con contenuti di microcopy, brevi e altamente persuasivi. Si passa quindi dall’ MQL (Marketing Qualified Lead), un Lead che ha già compiuto delle azioni (come l’aver lasciato dei contatti), all’SQL (Sales Qualified Lead), un Lead già pronto al contatto con un venditore. Siamo nella cosiddetta fase del “Bottom of funnel” (il fondo dell’imbuto).
  • Decisione: in questa fase è necessaria la massima trasparenza, perché all’inizio della collaborazione deve necessariamente seguire, per il successo del brand, la fidelizzazione del cliente. Inizia quindi la fase chiamata anche di “on boarding”, che può essere accompagnata da video con risposte, pagine di FAQ (Frequently Asked Question), inviti a visitare il blog aziendale ed il sito, e inoltro di materiale informativo di natura non commerciale, fornito in esclusiva, dedicato solo a chi è già cliente.

Vantaggi e svantaggi del content marketing

Rispetto al Marketing tradizionale, che ha benefici solo nel momento in cui viene messo in atto, ma rapidi, il Content Marketing ha benefici continui ma lenti.

Anche se appartentemente il “costo” è inferiore, imparare a scrivere contenuti di alta qualità ha un costo. Va fatto quindi un bilancio per capire quali sono gli obiettivi strategici dell’azienda, i tempi

Content Marketing in relazione ad altri elementi strategici

CM e Seo

L'algoritmo di google e l'importanza al content marketing

Chi studia la Seo (search engine optimization) e la sua evoluzione, sa che l’algoritmo di Google (che non è l’unico motore di ricerca, ma è sicuramente il principale e il primo da attenzionare quando si fa content marketing) ha avuto importanti evoluzioni, e la sua “intelligenza artificiale” è diventata sempre più raffinata nel “comprendere” ciò a cui dare valore.

Infatti, contano sempre meno le parole chiave, e sempre di più i contenuti e la loro autorevolezza, coerenza, capacità di rispondere a domande latenti, risolvere problemi, trovare soluzioni, dare consigli.

Lo ZMOT, il percorso d'acquisto, e il posizionamento

Viviamo in un’era mediatica in cui il cliente, autonomamente, fa le sue ricerche sul web. Google conta quattro miliardi di ricerche al giorno, ed è dalla ricerca che parte il “percorso di acquisto” del cliente, percorso nel quale noi (indipendentemente dal se vendiamo un prodotto, un servizio, o anche solo “un’idea”), dobbiamo seguirlo, affiancarlo, guidarlo, fino al cosiddeto ZMOT (il momento in cui il cliente decide).

Come il content marketing potenzia link building e link earning

Serve quindi un lavoro di scelta delle keyword, ma anche un lavoro di link building, tramite una rete di siti autorevoli, che, citandoci, potranno contribuire all’aumento della nostra autorevolezza, soprattutto se saremo citati con degli “anchor text” (i testi che ospiteranno il link del nostro sito, o i link diretti agli articoli dove ci proponiamo come esperti su un tema).

Non va dimenticato il "link earning", che non porta link veri e propri, ma aiuta ad accrescere autorevolezza e passaparola, mentre veniamo citati e "si parla di noi nel web", fenomeno che, oltretutto, sta simpatico a Google e agli altri motori di ricerca.

La scrittura ottimizzata per la SEO e le Pillar Page

Anche i titoli e sottotitoli (H2, H3…) dovranno essere ottimizzati rispetto alle frasi chiave principali e secondarie, oltre che la metadescrizione e il titolo destinato alla SEO.

Inoltre, sarebbe opportuno creare una “Pillar Page”, una pagina che descrive brevemente i temi trattati sul sito ed è collegata alle singole pagine (o articoli) di approfondimento con degli anchor text strategici, pagine che a loro volta rimandano alla Pillar Page con una struttura a ragnatela.

CM e pubblicità a pagamento

La pubblicità a pagamento può essere fatta sugli Owned Media (il sito aziendale o il blog) o suoi Paid Media (quelli tradizionali, come la stampa, la radio, la televisione, o i new media). Non vanno dimenticati gli Earned Media, ovvero quelli che generano passaparola tramite condivisione, recensioni, e ciò che gli altri dicono del nostro brand.

Il content marketing lavora in tandem con questi sistemi, poiché, contribuendo nell’accrescimento dell’autorevolezza del marchio, stimola, ad esempio, gli Earned Media, facendo da volano ad un fenomeno che è quello della “pubblicità non consapevole” che ci fa, anche tramite palchi e vetrine interessanti, chi è contento del nostro modo di lavorare o di dare informazioni utili su argomenti su cui siamo leader.

CM e pubblicità sui social media

Il social networks sono luoghi abitati da milioni di persone. E’ opportuno fare operazioni di segmentazione e targettizzazione per raggiungere quelle funzionali agli obiettivi del nostro brand.

Il microcopy e i social network

Quando si scrive sui e per i social network, si fa un’opera chiamata anche microcopy o microblogging (parola nata su twitter ma ormai diffusa in altri contesti social). I testi devono essere sintetici, spesso ricchi di hashtag, e possono accompagnare, o essere accompagnati, da immagini e video, oppure da un link, ricordato che tutti i social media non amano i contenuti esterni, perché il loro obiettivo è trattenere l’attenzione all’interno della piattaforma, e questo può spingere le aziende ad orientare il content verso la creazione di materiale “depositato” all’interno della piattaforma.

I  micro-content, inoltre, oltre ad essere idonei per i social media, sono anche perfetti per la fruizione da mobile, che ha ormai superato, in molte parti del mondo, la fruizione da desktop.

Tool per la gestione dei social media e l'attenzione al tone of voice

Oltre che direttamente dalle varie piattaforme social, i contenuti possono essere immessi e pubblicati da alcune piattaforme, che poi li inviano ai vari social network, come Hootsuite e Buffer. Alcuni sono a pagamento, altri hanno delle limitazioni per chi ne fruisce gratuitamente.

Non va mai dimenticato, però,  che i social network, tutti diversi tra loro, hanno bisogno di “tone of voice” differenti, per raggiungere persone coerenti con gli obiettivi aziendali.

Pubblicato: 2022-02-04
Aggiornato: 2022-02-04
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